Un Anno dedicato al Santo Patrono
17 Giugno 2007 - 18 Giugno 2011: il giubileo per gli 850 anni dalla morte di San Ranieri. Tutte le principali iniziative dell’Anno giubilare di San Ranieri
ARCIDIOCESI
Un anno di grazia sulle orme di San Ranieri. È quello che vivrà la gente della nostra diocesi fino al 18 giugno 2011, nel far memoria degli 850 anni dalla morte del santo patrono.
Un santo laico, figlio di mercanti e lui stesso avviato a questo mestiere; convertitosi in gioventù, fino a lasciare il suo patrimonio alla sorella e vestire l’abito del pellegrino penitente, con cui vivrà a lungo in Terra Santa; a Pisa tornerà negli ultimi anni di vita, già in odore di santità, e alla sua intercessione saranno attribuiti molti miracoli.
Un santo di cui pochi conoscono con esattezza la storia. E Renato Fucini non fece certo un bel servizio al patrono pisano, accreditando, in uno dei suoi sonetti in vernacolo pisano, la diceria secondo cui uno o più dita della mano di Ranieri fossero state tagliate da un «pizzicagnolo», che lo avrebbe scoperto nell’intento di sottrarre una forma di cacio (si rilegga il sonetto «San Ranieri Miraoloso» tra «Le poesie di Neri Tanfucio», scritto da Fucini nel 1870: Levato quer viziaccio di rubbare, San Ranieri è un gran santo di ’ve boni. Quando dianzi l’ho visto ’n sull’artare, Lo redi? m’è vienuto e’ luccioni...).
Ad onor del vero alcune falangi sono effettivamente mancanti, ma il motivo va ricercato nel fatto che furono asporate nel corso dei secoli, su disposizione dell’Arcivescovo e del Capitolo del Duomo, per soddisfare la pietà di tanti suoi devoti. Una, ad esempio, fu concessa il 6 febbraio del 1602 alla chiesa di Riparbella, che ancora la conserva gelosemente. «Forse come segno di riconoscimento - spiega Fabio Guerrini nel periodico “Il Campanile” - per l’ospitalità che il paese avrebbe dato all’arcivescovo Oddone della Sala che, tra il 1319 ed il 1322, non sententosi sicuro a Pisa per ragioni politiche, si sarebbe rifugiato prima a Montevaso e poi proprio a Riparbella». Mentre il compianto professor Silvano Burgalassi, nel «suo» «San Ranieri attraverso nove secoli di storia pisana» ricorda, citando documenti del Capitolo della Primaziale, come quello fosse stato un dono del canonico Domenico Sabini, fatto - col consenso dell’arcivescovo Antonio Dal Pozzo - «alla comunità et pieve del Castello di Riparbella nelle Maremme di Pisa diocesi nostra, come feudatari obbedienti alla mensa Archiepiscopale».