L'esperienza della fede in S.E. Mons. Benvenuto Matteucci
Il teologo fiorentino Giovanni Vezzosi racconta l'esperienza della fede del defunto Mons. Benvenuto Matteucci negli anni dell'episcopato pisano.
Firenze
Giovanni Vezzosi, teologo fiorentino già autore di testi sulla spiritualità di Giorgio La Pira e San Tommaso d'Aquino, ha scritto un libro intitolato L'esperienza della fede in mons. Benvenuto Matteucci, in cui si propone di delineare brevemente il pensiero teologico e spirituale del defunto Arcivescovo, negli anni del suo ministero episcopale (1968-1986) nell'arcidiocesi di Pisa. Mons.Benvenuto Matteucci (1910-1993), distintosi negli anni '30 per la sua modernità di pensiero e commentatore ufficiale del Concilio Vaticano II per l'Osservatore Romano, prese parte da questo punto di vista privilegiato al rinnovamento della Chiesa negli anni della contestazione. Nella sua ricostruzione, l'autore sottolinea l'importanza del contesto socioculturale in cui l'Arcivescovo si trovò ad operare. Furono anni, quelli, in cui si manifestò, in modo evidente, l'esigenza di comunicazione e di chiarezza tra pastori e fedeli, il legame profondo tra Chiesa e società, tra gerarchia ecclesiastica e comunità cristiana, tra teologia e vita. Questioni che furono riprese più volte da monsignor Matteucci nelle sue omelie e nei suoi scritti teologici. Nel pensiero dell'Arcivescovo, mai venne meno il centro della fede: Cristo. Anzi, furono proprio la forza attrattiva di Cristo (Gv 12,32), la sua morte e resurrezione, il suo rapporto con Dio e lo Spirito Santo, la sua manifestazione continua nella storia e nella Chiesa attraverso i santi, la Vergine Maria, simbolo della Chiesa e modello per i credenti, a costituire il nucleo centrale della riflessione spirituale di Matteucci. In un difficile momento per la Chiesa, di cambiamenti e discussioni tra conservatori e progressisti, tra tradizione, e innovazione, Matteucci ebbe il merito di riportare Cristo sofferente e salvatore al centro del dibattito ecclesiastico e della vita delle comunità cristiane. Solo così – questo il suo pensiero – si sarebbe potuto realizzare un rinnovamento, un necessario aggiornamento del linguaggio ecclesiastico, senza cambiare la sostanza della teologia e della fede cristiana.